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L’usato elettrico tiene meglio del previsto. Ma in Italia il fisco non aiuta.

30 settembre 2026

Nuova analisi T&E: nei maggiori mercati auto UE il divario di valore residuo tra elettriche e benzina usate è inferiore dell'80% rispetto alle stime di riferimento del mercato.. L'Italia, fanalino di coda, è il Paese in cui le BEV si deprezzano di più.

Sul mercato dell’usato i veicoli elettrici tengono meglio del previsto. Ecco cosa emerge da un nuovo studio di Transport & Environment (T&E), la principale organizzazione indipendente europea per la decarbonizzazione dei trasporti. L’analisi aggiorna i criteri con i quali viene calcolato il valore residuo delle auto elettriche - cioè il valore di un’auto dopo alcuni anni di utilizzo, fondamentale per determinare i costi di leasing e finanziamento dei veicoli - e lo mette a confronto con quello delle auto endotermiche. Dallo studio, che aggiorna 5 variabili chiave, emerge che la differenza fra il valore residuo di un’auto elettrica rispetto a una endotermica scende a 2,6 punti percentuali, un valore ben distante dai 12,9 punti percentuali che emergono dalle compravendite di auto usate del 2025 nei quattro maggiori mercati dell'UE - Germania, Francia, Italia e Spagna - su cui si basano le stime delle società di leasing [1].

Le variabili chiave che cambiano le stime: il divario scende dell’80%. Secondo l’analisi di T&E, le stime standard di mercato sul valore residuo trascurano cinque fattori chiave: inflazione; incentivi all’acquisto (di norma riservati solo alle elettriche); tasse di immatricolazione (spesso penalizzanti per le auto più emissive); composizione del campione (età, chilometraggio, segmento delle auto); prezzi delle BEV in calo. Alcuni di questi fattori (inflazione, incentivi all'acquisto e tasse di immatricolazione) riducono il divario del valore residuo tra BEV ed endotermiche, mentre la composizione del campione lo aumenta leggermente. Integrando questi fattori, il divario iniziale tra BEV ed endotermiche si riduce di oltre un terzo (-5,2 punti) [2]. La riduzione del calo dei prezzi delle elettriche nuove, come osservata nel trend degli ultimi 5 anni, determina un'ulteriore incidenza sui prezzi dell'usato (-5,1 punti) [3], portando il risultato finale (il gap tra il deprezzamento delle due tecnologie) da 12,9 a 2,6 punti percentuali: circa l'80% in meno.

Mercato italiano meno favorevole. L'Italia è però il mercato meno favorevole alla tenuta del prezzo delle elettriche, tra i quattro analizzati. Pesa soprattutto un sistema di tassazione dell'auto completamente sganciato dalle emissioni di CO₂: incentivi e tassa di immatricolazione riducono il divario di appena 1,4 punti percentuali, contro i 3 della Germania, i 5 della Spagna e gli 11,1 della Francia, dove la sola tassa di immatricolazione (che penalizza fortemente le auto più emissive) vale 9 punti [4].

Serve una fiscalità che agisca sul valore residuo. Una stima scorretta del valore residuo delle auto elettriche ne penalizza l’adozione e grava iniquamente sui consumatori. Questa stima, infatti, è uno dei driver principali del costo di leasing dei veicoli. È importante, pertanto, non solo che i calcoli siano accurati e realistici; ma anche che si mettano a punto sistemi fiscali e misure di incentivo che agiscano positivamente sul differenziale di valore residuo tra auto zero emission e auto inquinanti, per ridurlo.

T&E: sostenere la decarbonizzazione delle flotte. A livello europeo, T&E invita i legislatori a sostenere la proposta di regolamento per decarbonizzare le flotte aziendali, che introduce obiettivi di elettrificazione per le grandi imprese e potrebbe contribuire, nei prossimi anni, a un mercato dell'usato elettrico più ampio e prevedibile. T&E chiede inoltre alle società di leasing di cogliere la crescente domanda di auto elettriche usate offrendo contratti di leasing anche sull'usato, e propone standard comuni per certificare lo stato di salute delle batterie, aumentando così la fiducia dei consumatori [5]. Incentivi fiscali e finanziari per l’acquisto o il leasing di elettriche usate, soprattutto per le famiglie a basso reddito, potrebbero inoltre ampliare la domanda, riequilibrando un sostegno che oggi favorisce soprattutto chi acquista il nuovo. Anche le flotte pubbliche potrebbero contribuire ad assorbire le auto elettriche al termine del primo ciclo di utilizzo, garantendo una quota di domanda certa al mercato dell'usato, e riducendo così il rischio di rivendita per società di leasing e gestori di flotte.

Marchetti (T&E): agganciare fiscalità alle emissioni. "Le società di leasing danno un quadro troppo semplificato del deprezzamento delle auto elettriche e questo rischia di frenare il passaggio all'elettrico", ha dichiarato Esther Marchetti, Clean Transport Advocacy Manager di T&E Italia. "Legando la fiscalità dell'auto alle emissioni, come avviene in altri Paesi europei, il governo può avvicinare le elettriche alla parità di valore residuo con le auto a combustione. Servono poi regole stabili, a partire dalla proposta di regolamento europeo sulle flotte aziendali: più certezza significa valori residui più affidabili, quindi un mercato dell’usato elettrico più sano e stabile, e condizioni migliori per chi sceglie le BEV."

T&E: Italia riformi la fiscalità delle auto aziendali. A livello nazionale, T&E propone da tempo una riforma strutturale della fiscalità delle auto aziendali che colleghi direttamente la tassazione alle emissioni, intervenendo su IVA, deducibilità, fringe benefit e tassa di immatricolazione. Le flotte sono una leva decisiva: rappresentano circa il 47% delle immatricolazioni in Italia (ma quasi il 70% delle emissioni di CO2 delle auto nuove) e vengono in genere sostituite dopo 3-4 anni, finendo sul mercato dell'usato. Una riforma di questo tipo accelererebbe la diffusione delle auto elettriche in un Paese che resta tra quelli con la quota più bassa in Europa, rendendo al tempo stesso l'usato elettrico più accessibile e generando un saldo positivo per le casse dello Stato.

Auto elettriche usate, un’opportunità per famiglie e PA. In Italia, parte di queste risorse potrebbe finanziare misure di sostegno per l'acquisto o il noleggio di auto elettriche usate, rivolte alle famiglie meno abbienti. Anche la Pubblica Amministrazione, ancora in ritardo nell'elettrificazione del proprio parco auto, può fare la sua parte attraverso il green procurement, acquistando o noleggiando auto elettriche usate provenienti dalle flotte aziendali e offrendo al tempo stesso uno sbocco sicuro al mercato dell'usato.

Diffusione auto elettriche per arginare dipendenza dal petrolio. "Più elettriche nelle flotte oggi significa più elettriche usate per le famiglie domani", ha aggiunto Marchetti. "Legare la fiscalità delle auto aziendali alle emissioni è il modo più rapido per arrivarci. E con i prezzi dei carburanti in balia delle tensioni internazionali, rimandare significa lasciare gli automobilisti esposti agli aumenti di benzina e diesel."

NOTE PER I REDATTORI

[1] Dati Autovista RVI, gennaio 2020 - dicembre 2025.

[2] Correzione per l'inflazione e per la composizione del campione. La correzione per l'inflazione riduce il divario di 1,7 punti percentuali. Il motivo è che i valori residui nominali utilizzati nei calcoli standard non tengono conto della perdita di valore del denaro nel tempo. Considerando il valore reale dei beni, le auto elettriche risultano meno penalizzate perché, avendo valori residui più bassi, subiscono un aggiustamento legato all'inflazione più contenuto. L'unico fattore che aumenta il divario è la correzione relativa alla composizione del campione (+1,6 punti percentuali), dovuta al fatto che le auto a benzina considerate sono mediamente più vecchie e hanno percorso più chilometri, anche a causa del continuo ricambio dei modelli elettrici.

[3] Quando il prezzo delle auto elettriche nuove diminuisce, anche quello delle elettriche usate tende a scendere, perché chi acquista confronta il prezzo dell'usato con quello, più basso, di un veicolo nuovo. Questo effetto dovrebbe attenuarsi nei prossimi anni, man mano che i prezzi delle nuove auto elettriche si stabilizzeranno e convergeranno verso quelli delle auto a combustione.

[4] Riduzione del divario dovuta a incentivi e imposte sull'acquisto, 2025: Francia 11,1 punti (di cui 9 dalla tassa di immatricolazione), Spagna 5 (di cui 3,5), Germania 3 (nessuna imposta sull'acquisto), Italia 1,4 (di cui 0,4). In Francia la tassa di immatricolazione pesa soprattutto sui modelli più grandi: riduce il valore residuo delle auto a benzina di 0-2 punti per le utilitarie e fino a 11 per i SUV di grandi dimensioni.

[5] BCA, il maggiore operatore europeo nel remarketing automobilistico, ha rilevato che le auto elettriche con certificato sulla batteria hanno ottenuto un valore di rivendita superiore di circa l’1,4% e sono state vendute in media 2,7 giorni più rapidamente. Il gruppo di leasing Arval ha rilasciato oltre 30.000 certificati sullo stato di salute delle batterie nel Regno Unito e nell’UE.