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Prevenire le scie di condensazione equivarrebbe ad annullare 10 anni di riscaldamento climatico legato al settore dell’aviazione. Nuovo studio T&E

22 settembre 2026

Nel 2019, il 3% dei voli ha causato l’80% del riscaldamento dovuto alle contrail. T&E: «Ridurre la formazione delle scie di condensazione è l’obiettivo più facile da raggiungere nella decarbonizzazione del settore aereo»

Prevenire la formazione delle scie di condensazione degli aerei (contrails) avrebbe un effetto equivalente a ritardare di dieci anni gli effetti dell’aviazione sull’aumento delle temperature medie globali. Il contributo del trasporto aereo al riscaldamento globale, con misure di contrasto alle scie di condensazione, infatti, potrebbe raggiungere gli 0,08 °C nel 2050 anziché nel 2040. A partire dal 2030, dimezzare il riscaldamento causato dalle scie di condensazione potrebbe evitare circa 0,025 °C di riscaldamento entro il 2050, e 0,049 °C entro il 2070. Questo vuol dire che misure di contrasto alle contrails possono ridurre di 3–5 punti percentuali il contributo dell’aviazione al bilancio termico globale, per il periodo 2025–2050, in un percorso che mira a contenere l’aumento delle temperature entro 2 °C. Questo quanto emerge dal nuovo rapporto di Klima Consulting, commissionato da T&E (Transport & Environment) e redatto dall’ex scienziato dell’IPCC Olivier Boucher. Le linee bianche lasciate dagli aerei nei nostri cieli, dunque, contribuiscono al riscaldamento globale in misura simile alle emissioni di CO₂ del settore dell’aviazione, nonostante siano prodotte solo da una piccola percentuale dei voli.

Modificare le rotte o riprogrammare i voli ridurrebbe l’impatto climatico del settore aeronautico. Se la crescita del settore del trasporto aereo dovesse continuare senza misure di contenimento, il consumo energetico globale del settore potrebbe più che raddoppiare entro il 2050 rispetto al 2019. Ai livelli attuali di traffico, dimezzare il riscaldamento globale causato dalle scie di condensazione consentirebbe di evitare l’emissione di una quantità tra 67 e 225 MtCO₂e all’anno, calcolate su un periodo di 100 anni. Vuol dire una percentuale compresa tra il 7% e il 23% delle emissioni globali di CO₂ del settore aeronautico nel 2025 o, per un raffronto più immediato nel settore dei trasporti, le emissioni annuali di un numero di autovetture a benzina compreso tra 15 e 50 milioni. Affrontare il problema modificando le rotte o riprogrammando i voli è uno dei modi più convenienti per ridurre l’impatto climatico del settore aeronautico. Nel 2019, solo il 3% dei voli ha causato l’80% del riscaldamento dovuto alle scie di condensazione, con gran parte dei voli più impattanti che si sono verificati di notte e durante l’inverno (quando le condizioni metereologiche favoriscono la formazione).

Boraschi (T&E): Ridurre formazione contrails è un obiettivo più facile per la decarbonizzazione del settore. «Ridurre la formazione delle scie di condensazione è l’obiettivo più facile da raggiungere nella decarbonizzazione del settore aereo», ha affermato Andrea Boraschi, direttore di T&E Italia. «Modificare le rotte o gli orari di pochi voli avrebbe come effetto quello di ritardare di dieci anni gli impatti del settore aereo sul riscaldamento globale. Ridurre le scie di condensazione potrebbe essere l’unica possibilità per l’aviazione di rimanere in linea con i nostri obiettivi climatici».

Evidenze scientifiche su contrails e impatto climatico. Nonostante il loro notevole impatto, non esistono oggi misure vincolanti - a livello regionale o globale - per ridurre le scie di condensazione. L’inazione accumulata sin qui è in parte responsabilità del settore dell’aviazione, secondo cui la scienza relativa alle contrails non è ancora sufficientemente certa. Nel 2025 la Commissione europea ha iniziato a monitorare le emissioni “non CO₂” (quindi anche quelle che generano le contrails) del settore dell’aviazione e solo di recente, nell’ambito della revisione del Sistema di scambio delle quote di emissione dell’UE (EU ETS), ha proposto incentivi per le compagnie aeree che riescono a evitare le scie di condensazione.

T&E: applicare il principio di precauzione. Il rapporto di T&E rileva che le evidenze scientifiche disponibili sono ormai sufficientemente solide da giustificare un intervento normativo sulle scie di condensazione, in applicazione del principio di precauzione. Gli autori individuano alcuni ambiti nei quali sono necessarie ulteriori ricerche, ma sottolineano che nessuna delle attuali incertezze impedisce all’Europa di adottare misure per evitare la formazione di scie di condensazione. Questo inverno, un consorzio che comprende il governo britannico e i servizi di controllo del traffico aereo condurrà il primo test al mondo su scala di spazio aereo oceanico volto a ridurre il riscaldamento climatico causato dalle scie di condensazione sul Nord Atlantico.

T&E: servono misure di mitigazione durature e politiche di riduzione di emissioni di CO₂. Per garantire i benefici climatici derivanti dalla mancata formazione di scie di condensazione servono misure di mitigazione durature, combinate con politiche di riduzione delle emissioni di CO₂ perché ridurre le scie di condensazione non è un’opzione alternativa alla riduzione delle emissioni di CO₂ dell’intero settore dell’aviazione. Per quanto riguarda le contrails, T&E raccomanda di:

  • Estendere nel 2027 il sistema di monitoraggio dell’UE per le emissioni non-CO₂ a tutti i voli, così da rafforzare le conoscenze scientifiche sulla formazione delle scie di condensazione;

  • Sostenere, da parte del Parlamento europeo e degli Stati membri dell’UE, la proposta della Commissione europea di concedere quote ETS gratuite alle compagnie aeree che avviano programmi per evitare la formazione di scie di condensazione;

  • Orientare i programmi di ricerca alla riduzione delle incertezze scientifiche che ostacolano le misure per evitare la formazione di scie di condensazione, tra cui la previsione dell’umidità atmosferica e la verifica in tempo reale delle scie attraverso dati satellitari.