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Caro diesel. Nuovo studio T&E: l’Europa paga 200 milioni di euro in più al giorno

23 settembre 2026

In UE 4 auto su 10 sono a diesel: le tensioni geopolitiche costano agli automobilisti 30 euro in più a pieno e ai camion 236 euro in più a settimana

  • L'Europa sta pagando 203 milioni di euro al giorno in più per il diesel, a causa delle tensioni geopolitiche;

  • Il 38% delle auto che circolano nell'UE va a diesel: nessuna regione al mondo è più esposta di noi ai rincari di questo carburante;

  • Gli automobilisti pagano 30 euro in più a ogni pieno, i camion 236 euro in più a settimana;

  • Il 30% delle auto diesel in Europa ha più di 15 anni;

  • Se il diesel resterà così caro fino a Natale, la spesa extra nell’UE basterebbe a finanziare un incentivo di 2.000 euro per rottamare ogni auto diesel con più di 15 anni.

I prezzi record del diesel costano all'Europa 203 milioni di euro in più al giorno[1]: ecco cosa emerge da un nuovo studio di Transport & Environment (T&E) – la principale organizzazione europea per la decarbonizzazione dei trasporti Le tensioni sul mercato dei prodotti petroliferi raffinati hanno ampliato il divario tra i prezzi del greggio, già elevati, e quelli del diesel. A beneficiarne sono le raffinerie, che stanno registrando profitti record. Nei primi sei mesi del 2026, appena otto grandi compagnie petrolifere hanno realizzato nell’UE 7,5 miliardi di euro di extraprofitti, a spese dei consumatori. Con la crisi geopolitica ancora lontana da una soluzione, T&E chiede all’Europa di accelerare subito sull’elettrico, attraverso incentivi alla rottamazione e regole più severe sulle emissioni, per ridurre la dipendenza dal diesel e proteggere automobilisti e imprese da un lungo periodo di prezzi elevati.

Autotrasportatori: 236 euro di costi aggiuntivi a settimana. L’Europa è particolarmente esposta al caro diesel, essendo la regione del mondo che più dipende da questo carburante: 4 auto su 10 in UE sono diesel. Nell’UE, la stragrande maggioranza dei consumi di diesel e gasolio è legata al trasporto su strada e, come nel resto del mondo, una quota significativa serve alla movimentazione delle merci. Per gli autotrasportatori, questo si traduce oggi in oltre 236 euro di costi aggiuntivi a settimana. A rendere il continente ancora più vulnerabile è l’elevata diffusione delle auto diesel: per gli automobilisti, ogni pieno costa oggi 30 euro in più.

Sostituire 1 auto a diesel con 1 elettrica: risparmiati 1000 litri di petrolio all’anno. Andrea Boraschi, Direttore T&E Italia, ha dichiarato: “La scelta, portata avanti per decenni, di puntare tutto sul diesel oggi si ritorce contro l'Europa. I prezzi alla pompa più alti mettono in difficoltà i consumatori, mentre il costo crescente dei trasporti ha ricadute immediate sul costo di molti altri beni e servizi. È una beffa crudele che gli Stati Uniti, all'origine di questa crisi, siano il paese meno colpito, mentre l'economia europea ne paga ancora una volta le conseguenze. La soluzione però è chiara: ogni auto diesel che sostituiamo con un'elettrica significa mille litri di petrolio risparmiati l’anno.”

Misure per ridurre domanda di diesel. Nel breve periodo, misure come la riduzione di 10 km/h dei limiti di velocità in autostrada, una guida più efficiente e il car sharing potrebbero ridurre la domanda di diesel del 15% [2]. Nel lungo periodo, invece, il passaggio alla mobilità elettrica consentirebbe di ridurla in modo significativo. Quasi tutti i Paesi europei sono fortemente esposti al caro diesel. La Francia, da sola, concentra quasi un quinto di tutte le auto diesel circolanti in Europa. Considerando che il 30% del parco diesel europeo ha più di 15 anni, incentivi pubblici alla rottamazione potrebbero contribuire a eliminare dalle strade una quota significativa dei veicoli a gasolio oggi in circolazione. Se il sovrapprezzo del diesel dovesse mantenersi ai livelli attuali fino a Natale, la spesa aggiuntiva sostenuta nell’UE sarebbe equivalente a quella necessaria per finanziare un incentivo alla rottamazione di 2.000 euro per ogni auto diesel con più di 15 anni.

Ridurre le accise è costato 2 miliardi, ma non risolve il problema. “Il Governo italiano ha appena varato l’ennesimo decreto per ridurre le accise sul gasolio. Dall’inizio del conflitto, questi interventi sono già costati allo Stato oltre 2 miliardi di euro. Sono misure tampone, che alleviano il sintomo senza affrontarne la vera causa, ovvero la nostra dipendenza dal diesel, e finiscono per scaricare il costo sui contribuenti. Più a lungo durerà il conflitto, più pesante sarà il sovrapprezzo del diesel per l’Europa. Investire oggi in incentivi alla rottamazione e accelerare sull’elettrificazione significa invece ridurre strutturalmente questa dipendenza. E queste risorse possono essere recuperate cominciando col tassare gli extraprofitti delle compagnie petrolifere”, conclude Boraschi.


Note per i redattori:

[1] Media calcolata dall'inizio del conflitto. T&E non considera i tagli alle accise, perché non riducono il costo reale: pagare meno tasse alla pompa significa solo meno soldi nelle casse pubbliche, soldi che i contribuenti finiscono comunque per pagare in altro modo.

[2] Analisi T&E basata su dati IEA, scenario centrale.