Tra crisi e transizione: l’industria dell’auto italiana al bivio del cambiamento
Un nuovo studio analizza gli impatti economici e occupazionali della mancata transizione e le strategie per rilanciare il settore.
Il mercato automobilistico globale sta accelerando verso la mobilità elettrica, ridefinendo le dinamiche competitive del settore. L’industria italiana affronta questa trasformazione in una situazione di difficoltà, con una produzione in calo costante da anni (nel 2024 si registrano 310.000 veicoli prodotti, –85% rispetto al massimo storico del 1989). Un ulteriore ritardo nell’adattamento a questa evoluzione potrebbe compromettere definitivamente la competitività del comparto, accentuando il rischio di marginalizzazione a livello europeo e internazionale.
Un nuovo studio commissionato da ECCO e T&E Italia a un gruppo di docenti e ricercatori della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e del Centro Ricerche Enrico Fermi di Roma ha analizzato gli impatti economici e occupazionali sull’industria dell’auto nazionale della mancata transizione alla mobilità elettrica. Con riferimento ai diversi scenari analizzati, il costo dell’inazione risulta compreso tra 7,24 e 7,49 miliardi di dollari di riduzione del valore della produzione e tra 66.000 e 94.000 posti di lavoro persi, causando un aumento di spesa per la cassa integrazione fino a 2 miliardi di dollari in 10 anni.
Per contrastare questa tendenza e favorire una ripresa del settore, lo studio propone un quadro di politiche industriali coordinate, articolate lungo quattro direttrici: missione, settore, tecnologia e mercato. Rispetto a questa proposta si identificano come prioritari i seguenti aspetti:
Stimolare la domanda interna di veicoli elettrici, con incentivi diretti, estesi alla sperimentazione di uno schema di social leasing rivolto a cittadini e famiglie in povertà da mobilità, il public procurement e misure indirette ad agire sulla fiscalità;
Incentivare investimenti in attività di R&D, favorendo le collaborazioni pubblico-privato soprattutto in ambiti di frontiera tecnologica, come le batterie e la circolarità dei materiali;
Sostenere la riconversione industriale, incentivando l’innovazione di processo e l’adeguamento delle competenze del lavoro;
Ridurre il costo dell’energia, per allineare i costi di produzione con gli altri Paesi europei, affiancando a misure emergenziali, interventi regolatori di mercato per il disaccoppiamento il prezzo dell’energia rinnovabile da quello del gas.
Per saperne di più, scarica il briefing e lo studio completo.
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