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Pacchetto auto UE. Le nuove richieste dell'industria automobilistica potrebbero costare all'UE 74 miliardi di euro in più di importazioni di petrolio

14 aprile 2026

T&E è entrata in possesso di un documento di ACEA inviato ai Ministri dell'Ambiente europei che chiede di abbassare gli obiettivi sulle emissioni di CO₂ delle nuove auto.

Mentre le vendite di veicoli elettrici toccano nuovi record nell’UE, le nuove richieste dell'industria automobilistica europea per obiettivi climatici meno ambiziosi potrebbero tradursi - se accolte - in 74 miliardi di euro aggiuntivi, per il blocco, in importazioni di petrolio. Ecco quanto emerge da un'analisi di Transport & Environment (T&E), principale organizzazione indipendente europea per la decarbonizzazione dei trasporti, basata su un documento riservato inviato lo scorso marzo da ACEA, l’associazione dei carmaker europei, ai Ministri dell'Ambiente europei, di cui T&E è entrata in possesso. Secondo l’organizzazione si tratta di una proposta irresponsabile, che rischia di ritardare l’arrivo sul mercato di auto elettriche più accessibili e che aumenterebbe drasticamente la dipendenza dell'Europa dal petrolio, aggravando una situazione già critica a causa degli alti prezzi dei carburanti.

Il documento dei carmaker. Il documento ACEA chiede di calcolare la media degli obiettivi UE di riduzione delle emissioni di CO2 per il 2030 su un arco di cinque anni, un significativo indebolimento rispetto alla proposta avanzata lo scorso dicembre dalla Commissione europea (calcolare la stessa riduzione su una media triennale). Chiede inoltre di cancellare l’aggiornamento previsto dello utility factor, il parametro che stima la quota di utilizzo in elettrico delle ibride plug-in (PHEV) e che serve a individuare in modo più realistico le loro effettive emissioni di CO₂. Ieri il governo tedesco ha fatto propria la posizione ACEA, sostenendo il prolungamento delle vendite di PHEV inquinanti. Una scelta che, se concretizzata, rischia di rallentare la transizione dell’industria automobilistica europea verso le full electric e di aumentare il divario con la Cina.

Se le richieste di ACEA venissero accettate, alle case auto sarebbe consentito di vendere molti meno veicoli elettrici a batteria (BEV) e molti più motori a combustione inquinanti, rispetto alla normativa attuale. Secondo i calcoli di T&E, se le richieste di ACEA fossero accolte le vendite di BEV potrebbero rimanere ferme all'attuale quota di mercato del 21% per il resto del decennio, invece di raggiungere il 57% attualmente previsto per il 2030 con la normativa vigente.

Andrea Boraschi, Direttore T&E Italia: "Le case automobilistiche vogliono confermare la dipendenza europea dal petrolio proprio quando milioni di cittadini pagano la benzina fino a 2 euro al litro, e hanno un disperato bisogno di uscire dall’era degli idrocarburi. Le richieste dei carmaker, se accolte, ritarderanno l’arrivo di veicoli elettrici più accessibili in termini di prezzo, ciò di cui i cittadini europei hanno realmente bisogno. È deludente, in questo senso, vedere il governo tedesco cedere alle pressioni dell’industria automobilistica per rallentare il processo di elettrificazione. Ogni ulteriore ritardo danneggia sia i cittadini sia la competitività dell’Europa.”

I carmaker voglio portare l’obiettivo di riduzione delle emissioni all’80%. A dicembre, la Commissione Europea ha presentato una proposta per indebolire l'obiettivo di riduzione delle emissioni di CO2 per le case automobilistiche a partire dal 2035, modificandolo dal 100% al 90%. ACEA chiede di indebolire ulteriormente l’obiettivo portandolo a 80%, prevedendo per i costruttori un 10% di crediti senza condizioni, un ulteriore 5% per i carburanti con emissioni inferiori alla benzina e un altro 5% per i materiali a basse emissioni di carbonio. Secondo i calcoli di T&E, questo potrebbe far sì che nel 2035 le vendite di auto elettriche a batteria si fermino al 52% del mercato, invece di raggiungere il 100%. I crediti legati ai carburanti permetterebbero inoltre ai costruttori di vendere meno veicoli elettrici in cambio di risparmi di emissioni che, di fatto, non esisterebbero.

Alert T&E: la proposta di ACEA potrebbe costare 74 miliardi di euro. La proposta di ACEA potrebbe costare all’UE fino a 74 miliardi di euro in più per le importazioni di petrolio tra il 2026 e il 2035, riducendo in modo significativo la quantità di greggio che verrebbe altrimenti sostituita dall’utilizzo di auto elettriche se le regole attuali restassero invariate. Inoltre, potrebbe far aumentare le emissioni di CO₂ delle auto europee fino a 2,4 gigatonnellate tra il 2026 e il 2050 rispetto alla normativa vigente, l’equivalente di oltre cinque anni di emissioni dell’attuale parco auto UE.

L’invito di T&E all’Ue: “non abbassare la guardia sulle emissioni”. T&E ha invita i legislatori europei a mantenere gli attuali obiettivi di riduzione delle emissioni di CO₂ per le nuove auto e a rafforzare la domanda di veicoli elettrici, supportando obiettivi di elettrificazione più ambiziosi e l’esclusione degli ibridi plug-in nella proposta di regolamento per decarbonizzare le flotte aziendali. Entrambe le proposte - revisione degli obiettivi di CO₂ per le auto e flotte aziendali - sono attualmente in discussione al Parlamento europeo e tra i governi degli Stati membri.

Note:

T&E ha analizzato le richieste contenute nel documento ACEA. L'analisi si basa sull'ipotesi di massimo utilizzo di ciascuna flessibilità.

Metodologia:

Nella definizione degli scenari e nel calcolo dei costi, le seguenti flessibilità sono state modellate sulla base della proposta ACEA:

  • Media quinquennale dell’obiettivo 2030 di riduzione delle emissioni di CO₂, calcolata sul periodo 2028–2032.

  • Dal 2027 viene applicato un moltiplicatore di super-crediti pari a 1,3 per tutte le piccole BEV, indipendentemente dal luogo di produzione (si ipotizza che rappresentino un quarto del mercato nel 2030 e il 35% nel 2035). Si assume inoltre un ulteriore moltiplicatore 1,3 per le BEV ad alta efficienza, stimate a circa un terzo del mercato.

  • L’obiettivo al 2035 verrebbe abbassato all’80% della riduzione delle emissioni (per un 10% senza condizioni e per un ulteriore 10% in virtù di crediti di compensazione legati a carburanti e materiali, secondo il cosiddetto “meccanismo di compensazione”).

  • Oltre all’indebolimento all’80%, si ipotizza che fino al 10% delle auto vendute nel 2035 possa essere costituito da veicoli non a zero emissioni, grazie alla deroga per i veicoli alimentati esclusivamente da cosiddetti “carburanti a neutralità carbonica”.

  • La soglia per i veicoli a zero e basse emissioni (ZLEV) viene ridotta al 15% nel periodo 2027–2029 e fissata al 35% tra il 2030 e il 2034, con eliminazione del tetto ai bonus.

  • Le emissioni dei PHEV sono calcolate utilizzando l’utility factor (UF) 2025/26, poiché la correzione prevista per il 2027/28 viene cancellata. Si adotta uno scenario centrale per le ipotesi su autonomia ed efficienza, con emissioni ufficiali (WLTP) pari a 27 g CO₂/km nel 2030 e, nella realtà, pari a 97 g CO₂/km.

  • Secondo T&E, la cancellazione della correzione UF e l’abbassamento del benchmark ZLEV favorirebbero una maggiore diffusione dei PHEV, fino al 14% del mercato nel 2030 e al 34% nel 2035.