Il ruolo dell’idrogeno nel trasporto terrestre

Raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 è una sfida molto ambiziosa. Questo è particolarmente sfidante per il settore dei trasporti italiano che, nell'arco dei prossimi 30 anni, dovrà portare a zero le circa 108 milioni di tonnellate di CO2 che emette attualmente. La grande sfida si giocherà soprattutto nel trasporto stradale, che è responsabile dell’80% delle emissioni di CO2 da trasporti e per cui, in molti segmenti, esistono già alternative a zero emissioni per sostituire i mezzi inquinanti, come i veicoli elettrici e a idrogeno. Ciononostante, a causa della minore efficienza energetica, ammettere l'utilizzo dell'idrogeno in questo settore richiederebbe il doppio dell'energia da fonti rinnovabili per azzerare le emissioni. In quest'ottica, privilegiare le tecnologie a maggiore rendimento è fondamentale, specialmente se si considera che la quota di energie rinnovabili è e sarà nei prossimi anni ancora troppo piccola e preziosa per essere dissipata in processi inefficienti.

Questo Briefing approfondisce il ruolo dell'idrogeno nel trasporto terrestre, evidenziando da un lato i ricorrenti limiti associati alla bassa efficienza energetica e dall'altro la prematurità economica e commerciale dell'idrogeno verde, l’unico tipo di idrogeno utilizzabile per la decarbonizzazione.

L'idrogeno rappresenta sicuramente una delle soluzioni al problema del taglio delle emissioni, ma poiché la sua produzione, così come quella dei combustibili sintetici, richiede un alto fabbisogno di energia elettrica di natura rinnovabile, è di fondamentale importanza che il suo utilizzo nel settore dei trasporti sia limitato ai quei settori hard-to-abate, come l'aviazione o il trasporto marittimo di lungo raggio, dove alternative come l'elettrificazione diretta non sono disponibili.