In Europa solo 1 veicolo su 4 di quelli coinvolti nel Dieselgate è stato richiamato dalle case produttrici

A 4 anni dallo scandalo che ha coinvolto Volkswagen e altri marchi, la situazione è ben lontana dall’essere risolta. Sebbene la gravità delle emissioni fuori legge sia nota, gli stati europei procedono in ordine sparso. Le misure adottate restano inefficaci senza un sistema europeo per garantire i richiami.

Secondo il report pubblicato oggi da Transport & Environment, solo un quarto dei 43 milioni di veicoli diesel altamente inquinanti che circolano in Europa è attualmente catalogato come oggetto di richiamo da parte dei produttori per renderli conformi alle disposizioni UE sulle emissioni. Si stanno quindi lasciando circolare sulle strade europee ancora circa 33 milioni di veicoli senza prendere le misure necessarie a proteggere l’ambiente e la salute dei cittadini. Questi veicoli, auto e furgoni Euro 5 ed Euro 6, hanno emissioni di ossidi di azoto che sono - nel migliore dei casi - 3 volte superiori ai limiti di legge.

Il rapporto denuncia che i cittadini europei sono ancora gravemente esposti all’inquinamento dei motori diesel nonostante il Dieselgate abbia dimostrato, ormai 4 anni fa, come le aziende produttrici manomettevano i test sulle emissioni per risultare in linea con le disposizioni di legge ed ottenere l’omologazione del veicolo. Procedendo al ritmo attuale, ci vorranno ancora 4 anni affinché tutti i veicoli diesel con emissioni superiori alla norma vengano richiamati per i necessari interventi da parte delle case automobilistiche. Inoltre le modifiche che vengono realizzate oggi nell’ambito dei richiami riguardano principalmente il software che comanda le centraline delle auto e risultano molto economiche per i costruttori, ma scarsamente o per nulla efficaci a ridurre le emissioni.

“I produttori stanno beneficiando della mancanza di vera volontà politica dei governi europei nell’affrontare questo problema. Il ritardo nei richiami e la mancata adozione di rimedi ben più efficaci per ridurre le emissioni di Nox - come quelli che pur esistono e che riguardano però l’hardware dei veicoli - dimostrano che si sta tentando di mettere sotto il tappeto un problema che dovrebbe invece essere gestito con determinazione per proteggere la nostra salute” afferma Anna Gerometta, presidente di Cittadini per l’aria. “Non solo una minima quota di veicoli viene richiamata, ma si sa poco o nulla sull’efficacia degli interventi che vengono realizzati”.

Quanto all’Italia, solo il 68% delle auto Volkswagen con motore EA189 coinvolto dal Dieselgate è stato oggetto di richiamo, lasciando circolare circa 216.000 veicoli estremamente inquinanti sulle nostre strade. Sempre nel nostro Paese, a oggi è stato richiamato solo il 63% delle auto di case produttrici diverse o equipaggiate con altri motori. Per ogni modello di auto ufficialmente assoggettato ai richiami ve ne sono tre che invece sfuggono a ogni controllo.

“Il Dieselgate è ben lontano dall'essere un ricordo del passato. Da quando è scoppiato lo scandalo nel settembre 2015, le auto diesel circolanti sulle strade europee con emissioni nocive di gran lunga superiori ai limiti di legge sono passate da 28 ad almeno 43 milioni. Di queste, ad oggi, solo 10 milioni sono state oggetto di richiamo e i progressi in tal senso sono in stallo.” commenta Veronica Aneris, responsabile nazionale per l’Italia di T&E. “I dati forniti dalle autorità italiane sono incompleti e risulta ad esempio non chiaro quali Fiat e Jeep siano state richiamate. Tale lassismo è inaccettabile. I gravissimi danni alla salute derivanti da questa situazione sono ormai ben noti e la risposta del governo inadeguata. Due mesi fa insieme a Cittadini per l'Aria abbiamo sollecitato il Ministro Toninelli a mettere in atto misure tempestive in merito. Ci auguriamo che la nostra segnalazione venga debitamente ricevuta” conclude Aneris.

Il rapporto evidenzia inoltre come spesso si stia solo spostando il problema altrove. Le auto diesel inquinanti, vietate ormai in molte città dell’Europa occidentale, vengono vendute nei Paesi del centro ed est Europa, dove le normative ambientali sono meno stringenti. In queste aree il livello di richiami delle auto Volkswagen è fermo al 55%, contro l’83% dell’Europa occidentale. Basti pensare che, come riportato da T&E, nel 2017, 350.000 auto usate con motori diesel inquinanti sono state vendute passando da proprietari tedeschi a cittadini polacchi. All’interno del mercato unico le auto, una volta ottenuta l’omologazione da parte di uno stato membro, possono essere vendute ovunque. Nel 2020 entreranno in vigore nuove norme (regolamento 2018/858) sulla regolamentazione dei richiami ma si applicheranno solo ai veicoli di nuova immatricolazione, lasciando senza risposta il problema delle auto già circolanti e dei motori sporchi: l’eredità del Dieselgate.

Contact the press team

Nico Muzi
Communications Director
+32 (0)484 27 87 91 
nico.muzi@transportenvironment.org

Sign up